Dal Forno · Storie e Consigli

Il blog di Mastro Cesare

Storie di forno, curiosità sulla lavorazione artigianale e qualche consiglio per portare in tavola il meglio della tradizione piemontese.

Grano Senatore Cappelli, simbolo delle origini piemontesi del grissino

20 Agosto 2026 · Storia e curiosità

La storia dei grissini: dal Piemonte alle tavole di tutto il mondo

Sottili, fragranti, croccanti. Pochi prodotti sembrano semplici come un grissino, eppure dietro questo piccolo bastoncino di pane si nasconde una storia lunga secoli, profondamente legata al Piemonte e alla città di Torino.

Oggi i grissini accompagnano il pane sulle tavole di tutto il mondo, si trovano nei ristoranti, nelle gastronomie e nelle dispense di milioni di famiglie. Ma per comprenderne davvero il fascino bisogna tornare indietro nel tempo, quando il Piemonte era ancora terra dei Savoia e il pane rappresentava uno degli alimenti fondamentali della vita quotidiana.

Dal pane piemontese nasce il grissino

Il nome stesso racconta qualcosa delle sue origini.

La parola grissino deriverebbe infatti dalla grissia o gherssa, un antico pane piemontese dalla forma stretta e allungata. Con il passare del tempo questo pane sarebbe diventato progressivamente più sottile e leggero, fino a trasformarsi nel gherssin, letteralmente una piccola gherssa: il nostro grissino.

Le fonti della Regione Piemonte collocano la comparsa del grissino almeno intorno alla metà del Seicento, anche se la sua esatta paternità rimane discussa.

Ed è proprio da questa incertezza che nasce una delle più affascinanti leggende della gastronomia italiana.

Il giovane duca e il grissino di corte

Secondo la tradizione, nel 1679 il giovane Vittorio Amedeo II di Savoia, futuro re di Sicilia e poi di Sardegna, soffriva di frequenti problemi digestivi.

Il medico Teobaldo Pecchio, originario di Lanzo, avrebbe attribuito parte dei disturbi del giovane principe al pane dell'epoca, spesso pesante e non perfettamente cotto.

Avrebbe quindi chiesto al panettiere di corte Antonio Brunero di preparare un pane più sottile, ben cotto, friabile e facilmente digeribile.

Nacque così, secondo il racconto tradizionale, un lungo e sottile bastoncino di pane destinato a diventare il grissino.

A Lanzo Torinese una targa ricorda ancora oggi questa storia.

La realtà storica, però, è probabilmente ancora più interessante della leggenda: documenti e studi indicano che forme di pane riconducibili ai grissini erano già conosciute in precedenza. Più che inventarlo dal nulla, quindi, la corte sabauda potrebbe aver contribuito a perfezionare, diffondere e rendere celebre un prodotto già presente nella tradizione piemontese.

Un pane diverso da tutti gli altri

Il successo del grissino non dipendeva soltanto dalla sua forma.

La cottura prolungata permetteva di eliminare gran parte dell'umidità presente nell'impasto, ottenendo un prodotto leggero, friabile e facilmente conservabile.

In un'epoca in cui mantenere a lungo il pane fresco era tutt'altro che semplice, questa caratteristica rappresentava un vantaggio straordinario.

E poi c'era il gesto.

Tradizionalmente il grissino non era semplicemente modellato: la pasta veniva lavorata dalle mani esperte del panettiere, tirata, allungata oppure fatta rotolare sulla spianatoia.

Un lavoro apparentemente semplice che richiedeva — e richiede ancora oggi — sensibilità, esperienza e conoscenza dell'impasto.

Stirati e Rubatà: le due anime del grissino piemontese

La tradizione piemontese conserva principalmente due grandi famiglie di grissini: lo Stirato e il Rubatà.

Il Grissino Stirato nasce da strisce di pasta che vengono prese alle estremità e allungate delicatamente con le mani. Possono raggiungere lunghezze considerevoli e sono caratterizzati da grande leggerezza, friabilità e croccantezza.

Il Rubatà, invece, deve il proprio nome al termine piemontese che significa "arrotolato". L'impasto viene fatto rotolare con il palmo delle mani sulla spianatoia. Il risultato è un grissino generalmente più corto, dalla forma irregolare e dall'aspetto fortemente artigianale, sul quale possono rimanere persino le impronte delle dita del panificatore.

Entrambi sono riconosciuti tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Piemonte (PAT).

Dal Piemonte al mondo

Quello che era nato come un particolare pane piemontese oltrepassò lentamente i confini della regione.

La croccantezza, la lunga conservabilità e la praticità contribuirono alla sua diffusione, trasformando il grissino da specialità locale a uno dei prodotti più facilmente riconoscibili della gastronomia italiana.

E forse è proprio questa la sua più grande particolarità.

Il grissino è riuscito a viaggiare attraverso i secoli senza perdere la propria identità: farina, acqua, lievito, sale, il tempo necessario e il sapere delle mani che lavorano l'impasto.

Nel corso degli anni sono nate infinite interpretazioni: al rosmarino, al sesamo, alle olive, ai formaggi, ai cereali e a molti altri ingredienti. Eppure, dietro ogni variante, rimane riconoscibile quella stessa idea nata secoli fa in Piemonte: trasformare il pane in qualcosa di sottile, fragrante e irresistibilmente croccante.

Una tradizione che continua

Raccontare la storia del grissino significa raccontare anche una parte della storia della panificazione piemontese.

È la storia di un prodotto apparentemente semplice che attraversa corti reali, botteghe di fornai e generazioni di artigiani, fino ad arrivare sulle nostre tavole.

Ed è forse proprio questa semplicità il suo segreto.

Perché un buon grissino non ha bisogno di nascondersi dietro la complessità: deve profumare di forno, spezzarsi con un suono netto e lasciare in bocca il sapore delle materie prime e della buona panificazione.

Da oltre tre secoli il grissino continua a fare esattamente questo. E la sua storia, ancora oggi, viene riscritta ogni volta che un nuovo impasto entra nel forno.


Grano Senatore Cappelli, ingrediente della tradizione piemontese

20 Agosto 2026 · La nostra storia

Un forno, una famiglia, quasi un secolo

Era il 1936 quando, a Borgomanero, nel cuore del Piemonte, nasceva il forno che sarebbe diventato Mastro Cesare. Da allora sono cambiate tante cose, ma non il gesto che sta all'origine di ogni nostro prodotto: le mani di un fornaio che lavorano l'impasto con pazienza, un grissino alla volta.

La ricetta non ha mai avuto bisogno di scorciatoie. Farina selezionata, acqua, olio extravergine d'oliva, sale, lievito naturale: pochi ingredienti, scelti con cura e lasciati riposare il tempo necessario. È un metodo che si tramanda in famiglia da generazioni, e che oggi ci ha portato al riconoscimento Gambero Rosso Top Italian Food.

Ogni giorno, nel nostro laboratorio, si ripete lo stesso rito: impastare, stirare, infornare. Un lavoro lento, in un mondo che va veloce — ma è proprio questa lentezza a fare la differenza nel gusto.


Grissini stirati a mano Mastro Cesare

13 Agosto 2026 · Il prodotto

Il grissino stirato a mano: un gesto che non si replica

Guardate bene un grissino Mastro Cesare: non troverete due pezzi perfettamente identici. È il segno inconfondibile della lavorazione a mano, quella che il torinese autentico ha sempre avuto e che le macchine, per quanto precise, non sanno riprodurre.

Il procedimento è semplice da raccontare, ma richiede anni di esperienza per essere padroneggiato: un filoncino di pasta viene allungato e stirato con le mani fino a raggiungere la lunghezza e lo spessore giusti, in un unico gesto continuo. Il risultato è un grissino leggero, croccante, con quella superficie irregolare che trattiene meglio l'olio e i sapori.

Da questa tecnica nascono le nostre 17 varianti, dal grissino classico a quelli aromatizzati al rosmarino, al tartufo, al Parmigiano Reggiano DOP — ognuno stirato a mano con la stessa cura del primo giorno.


Grissini al Tartufo Mastro Cesare, ideali in abbinamento

5 Agosto 2026 · Consigli in tavola

Grissini e vino: gli abbinamenti da provare

I grissini non sono solo un accompagnamento: scelti bene, possono essere protagonisti dell'aperitivo o del tagliere. Ecco qualche abbinamento che amiamo particolarmente in laboratorio.

I Grissini al Tartufo si sposano con un rosso strutturato piemontese, come un Barbera o un Nebbiolo giovane, oppure con un formaggio stagionato: la sapidità del tartufo regge bene entrambi. I Grissini al Parmigiano Reggiano sono perfetti con una bollicina secca — un Alta Langa o un Franciacosta — che ne esalta la sapidità senza appesantire. Per un tagliere di salumi, invece, puntate sui Grissini Classici: la loro neutralità li rende la base ideale per lasciare protagonisti affettati e formaggi.

Un ultimo consiglio: serviteli sempre a temperatura ambiente, appena fuori dal sacchetto. È lì che si sente davvero la differenza della lavorazione artigianale.